Project Description

DOVE
Sala al seminterrato di Palazzo Mantica
Via Manin 18

ORARI DI APERTURA
16 – 24 giugno
da giovedì a domenica ore 15 – 19

INAUGURAZIONE
Sabato 16 giugno ore 14.30

JOHN GRZINICH
Un-spatial-listening

installazione sonora (2018)

Il materiale di partenza per questa installazione sono tre luoghi con dimensioni, forme e funzioni differenti. Ciò che li accomuna è il fatto di essere “inascoltati”, nel senso che sono stati raramente, se non mai, esposti all’orecchio umano, fondamentalmente in quanto inabitati. Qualcuno potrebbe obiettare che non sono veri e propri luoghi, ma anche in questo caso, come potremmo classificare i suoni che si manifestano in questi non-luoghi? Il primo è un bosco in Estonia. Ebbene si, un albero che cade nella foresta fa rumore anche se non c’è nessuno ad ascoltarlo, semplicemente non suona per qualcuno. Nella caduta scuote tutto ciò che incontra, si può spezzare o può appoggiarsi ad un albero vicino, ma in ogni caso smuove l’aria, la fa increspare ed è questa vibrazione che noi chiamiamo suono.  Il suono si comporta come tale indipendentemente dalla presenza dell’uomo.
Il secondo elemento è una vecchia cisterna di carburante abbandonata, quasi vuota ma ancora satura di vapori. Essa “sente” il suono del mondo circostante e lo ritrasmette al suo interno cavo dove si carica di un riverbero lungo fino anche a 15 secondi. Questo mondo sonoro resterebbe segreto se non ci fosse un piccolo boccaporto largo abbastanza per farci passare un paio di microfoni.
Il terzo è una brocca di plastica, un rifiuto industriale accuratamente incastrato tra i fili metallici di una recinzione lunga centinaia di metri. Nei giorni ventosi questi cavi in tensione tra i pali vibrano, risuonano, “cantano”, e attraverso la brocca che funge da risonatore questo canto viene amplificato così da poter essere ascoltato e registrato. La brocca non fa altro che amplificare un suono che altrimenti resterebbe tale solo per il mondo microscopico.
Ora potresti chiederti cos’è che stai ascoltando in questa stanza? Sei tu in qualche luogo?

John Grzinich

John Grzinich lavora dai primi anni novanta mescolando media di vario genere, fotografia, video, performance, social practices, ma è soprattutto un raffinatissimo raccoglitore di suoni ed esploratore di luoghi “risonanti” che ricerca durante i suoi innumerevoli viaggi e residenze artistiche.
Ha pubblicato per le etichette discografiche SIRR (PT), Staalplaat (NL), Edition Sonoro (UK), Mystery Sea (BE) CUT (CH), CMR (NZ), erewhon (BE), Intransitive Recordings (US), Digital Narcis (JP) Taalem (FR) Semper Florens (RU), and Cloud of Statics(CH) e si esibisce con concerti, installazioni e workshop in festival e centri d’arte di tutto il mondo.
È da oltre quindici anni il coordinatore dei progetti culturali del MoKS, un centro per la ricerca e la pratica artistica situato nel sud dell’Estonia che dirige assieme alla moglie Evelyn.

WHERE
Palazzo Mantica
Via Manin 18

OPEN
June 16th – 24th
From Thursday to Sunday 3 – 7pm

INAUGURATION
Saturday June 16th at 2.30pm

JOHN GRZINICH
Un-spatial-listening

Sound installation (2018)

We begin with a set of sources, three spaces of different scales, shapes and functions. What they have in common is their distinction of being “unheard” spaces, that is spaces that are rarely, if ever, exposed to the human ear. This is primarily because they are not inhabited. One could argue they are not spaces at all. If so, how would we classify sounds occurring in these un-spaces? Sound behaves as it does whether or not anyone hears it. Yes, a tree does “sound” if it falls in the forest and no one hears it, it just doesn’t sound for humans. It causes the rippling effect, the pressure waves in air we know as sound. It shakes the other objects and the ground as it falls. It may split and crack or hit another tree and never hit the ground at all. The same goes for an abandoned oil tank, nearly empty yet laden with fumes. It “senses” the world around it, transferring external stimuli to it’s internal void, where the sounds reverberate for up to 15 seconds. Would it not be for a severed hatch just large enough for a pair of microphones to be hung inside, this hidden realm would remain beyond and conscious experience. Even more so for a plastic jug, an artifact of industrial refuse that was ever so carefully placed between a wire fence that extends for hundreds of meters around a field. On windy days these wires resonate and “sing” as they attempt to remain tensioned between posts. The plastic forms amplify this singing to make it more audible. Yet without this amplifier, the song of the wires would only be fit for the microcosmic world. So ask yourself, just what is it you are hearing in this room and are you in a space at all?

John Grzinich has worked since the early 1990s as a freelance mixed-media artist and cultural coordinator with various practices combining sound, image, site, and collaborative social structures. He has performed internationally and regularly conducts workshops using sound as a collaborative medium. He is based Estonia and also works as a program coordinator for MoKS, a non-profit artist-run centre he co-directs with his wife Evelyn.

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